L'ignorante

mercoledì, 21 maggio 2008

Pino e il suo pallone - parte 7

Il poliziotto

Era un normale giovedì d’estate il quel cazzo di gabbiotto bianco. Jack Filone, pseudonimo di Giacomo Filone, se ne stava li, con i piedi buttati sulla scrivania, a far bruciare fiammiferi. Era il passatempo preferito dagli sbirri del distretto del quinto municipio. Quello e far cantare gli zingari a suon di botte. E la polizia, si sa, non scherza. D’un tratto il telefono attaccò a trillare. Con noncuranza Jack lo alzò e se lo portò all’orecchio. Udì una vocina flebile e titubantemente incerta raccontare di un bambino, del cocomero, due donne, del sangue, un cane ed un pallone. Jack non capì propriamente quel che stava accadendo ma la storia lo stimolava. “Cazzo – pensò – non sento la parola sangue da quando ho spappolato le costole a quel negro, giù nella metro di Rebibbia”. In un lampo Jack aveva già indosso la divisa d’ordinanza senza un’ombra di grinza e il cinturone, neanche fosse nel far west. Salpò col collega Andy (Andrea Fabbri) alla volta del quadrato, così chiamavano la parte del quartiere dove era avvenuto il probabile delitto. Nella volante Andy aveva in mano una tazzina di caffé. Jack pensò “Certo che i poliziotti americani sono fichi: hanno bicchieri di caffé grandi come bacinelle. Qui un caffé lo mettono in un bicchierino che nemmeno il sachè...”.
Arrivati: davanti a loro si parò una scena inaudita: sangue, budella, grida, lacrime e cocomero: come nel Bronx. Forse togliendo il cocomero. Andy chiamò subito i rinforzi, appena prima di vomitare. Jack prese tra le braccia una signora bionda ossigenata che era ricoperta di sangue, volata giù chissà da che cazzo di altezza. Non c’era niente da fare, ormai. Era morta. Ma il bambino ancora no. Ed era evidente, a Jack, che la signora che teneva quel corpicino inerme tra le braccia era la fottuta mamma dello stesso e che era stata lei a gettare da chissà dove la bionda ossigenata perchè le aveva fatto uno sgarro. Anche stavolta Jack aveva chiuso il caso, come per la storia delle mutande al supermercato.

Quando arrivarono le ambulanze, Andy stava sbattendo in macchina la mamma assassina urlante, mentre il furgone ululante le portava via il figlio, la causa dei suoi prossimi 15 anni il cella.


scritto da: Valedio alle ore maggio 21, 2008 15:31 | link | commenti (3)
categorie: racconti, arte, pino e il suo pallone

Commenti
#1    25 Maggio 2008 - 00:37
 
Senti invece di vomitare sulla tastiera continua a scrivere, cazzo
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente misanguinalagola

#2    25 Maggio 2008 - 20:17
 
Letti tutti. Belli e scorrevoli in una maniera assurda *_* il discorso tra Bruna e Dio è troppo bello, Carla in assoluto il mio racconto preferito. Il poliziotto, come personaggio, già lo odio.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente xNamidax

#3    26 Maggio 2008 - 15:57
 
LADY: seguirò il tuo consiglio giusto perchè me lo chiedi con garbo...

NAMI: beh, altre due parti ed è finito...
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