Bruna
DIO: Il prossimo!
BRUNA: Sono io?
DIO: Immagino di si. Come si dichiara?
BRUNA: Riguardo cosa?
DIO: Riguardo la sua vita.
BRUNA: Mh…sfortunata?
DIO: Signora Bruna Cartelli, lei si dichiara sfortunata perché?
BRUNA: Perché la vita mi ha portato alla pazzia. E la pazzia mi ha portato ad uccidere un bambino.
DIO: Il bambino non è morto, è solo in coma. Dunque lei si ritiene sfortunata perché “la vita” le ha portato la pazzia”. Non crede che la pazzia gliel’abbiano portata quei quintali di droghe che ha assunto durante la sua “vita”?
BRUNA: Beh, ma anche le droghe me le ha portate la vita. Vede, signore, io sono nata molto povera. Mio padre era un ladro e mia madre una puttana. Mio fratello faceva truffe per vivere. Ogni sera, da bambina, tornavo a casa e trovavo mia madre in lacrime, gli occhi neri ed un rigolo di sangue al bordo della bocca. Mio padre ubriaco che cantava “Pupo biondo” al frigorifero e mio fratello che usciva dalla sua camera con sottobraccio una minorenne appena stuprata. Me ne andai di casa e decisi di sposarmi. Ma mio marito diventò un tossicodipendente e cominciò a rubarmi i soldi che guadagnavo facendo la donna delle pulizie nelle stazioni. Un giorno morì di overdose, lasciandomi sola e incinta. Quando mio figlio nacque aveva sei dita ad un piede. Allora cominciai a bere, perché non potevo accettare di avere un figlio con 21 dita. Dall’alcool passai al fumo, dal fumo alle droghe leggere, dalle droghe leggere a quelle pesanti, da quelle pesanti all’acquaragia. E il cervello si spappolò. Ogni giorno i bambini giocavano a pallone sotto il mio cortile ed io ero convinta che mio marito fosse ancora vivo e riposasse nella sua camera, malato. Quindi mi affacciavo e urlavo contro di loro. Poi prendevo delle cose e gliele lanciavo. Qualunque cosa: dei barattoli di nutella, dei vasi di fiori, un divano, un cane. Finché mi trovai a lanciare delle bucce di cocomero. Ed ebbi una gran mira, ero in ottima forma, tanto che colsi un bambino in piena tempia. Nemmeno il tempo di rendermi conto che udii la porta cadere a terra e mi ritrovai a volare come non avevo fatto neanche con le migliori droghe colombiane. E poi eccomi qui. Tutto sommato posso ritenermi sfortunata.
DIO: Signora Bruna, lei deve capire che la sfortuna non esiste e non è mai esistita. Serve solo a soggiogare le persone ignoranti come lei. Voi che credete di essere cattolici non capite che vi hanno sempre preso in giro, facendovi credere che quello che fate lo fate perché IO voglio che lo facciate. Ma io sono solo uno spettatore. Ok, di tanto in tanto mi materializzo sotto forma di una bella ragazza, o di un bravo attore, o di un ottimo musicista. Ma è solo un gioco. Il resto lo fate voi. Se suo padre era un ladro alcolizzato, sua madre una puttana, suo fratello un truffatore, suo marito un tossicodipendente la colpa era solo la loro. Ma lei era convinta che IO le avessi mandato quelle disgrazie perché le volevo male e che, una volta arrivata qui, si sarebbe potuta giustificare prendendosela con me. E’ vero?
BRUNA: si…
DIO: Bene, detto ciò, lei è una deficiente.
BRUNA: Quindi andrò all’inferno?
DIO: No. La vita finisce dove finisce. Si prepari ad annoiarsi per il resto dell’eternità.

Non sono come voi. Per fortuna. Vostra.