L'ignorante

lunedì, 23 giugno 2008

Per dire...

Fa talmente caldo che mi si è sciolto il ventilatore.

scritto da: Valedio alle ore giugno 23, 2008 00:29 | link | commenti (2)
categorie: varie, vita
giovedì, 12 giugno 2008

Luoghi comuni e modi di dire

La gente è matta.

Qui una volta era tutta campagna.

I politici sono tutti ladri.

Gli italiani sono tutti ladri.

I ladri sono tutti italiani.

Con l'euro costa tutto il doppio.

Com'erano belle le mille lire di carta.

Quand'ero giovane vedevamo solo Carosello.

I ragazzini di oggi non sanno divertirsi, a noi bastava un pallone e quattro cappotti.

Le donne maturano prima.

Gli uomini sono tutti uguali.

Le donne sono tutte troie.

Il nero lo metti con tutto.

I pantaloni bianchi sono una messa ed una lavata.

Fare le vacanze la settimana di ferragosto è da stupidi.

La chiesa fa schifo.

I preti sono brave persone.

I preti rubano.

Le suore sono brave persone.

Le suore lo prendono in culo dai preti.

I preti sono pedofili.

Giovanni Paolo II è stato una grande persona.

Maria de Filippi la odio.

Costanzo è un viscido e le sue trasmissioni sono stupide.

La mafia sta in politica.

La camorra bisogna combatterla.

La monnezza a Napoli è colpa della sinistra.

La monnezza a Napoli è colpa della destra.

Non esiste più la destra e la sinistra.

Di Pietro è stupido perchè sbaglia i congiuntivi.

Pannella è solo un drogato.

I talebani hanno dirottato gli aerei l'11/9.

E' giusto che bombardino i talebani.

La Juve non ruba.

L'Inter non ruba.

Il Milan non ruba.

La Roma non è una squadra importante.

Moratti è un gentiluomo.

Agnelli ha dato lavoro a un sacco di gente.

L'inno nazionale fa schifo, meglio la Marsigliese.

I francesi sono tutti stronzi.

Gli inglesi sono tutti stronzi.

I tedeschi sono tutti stronzi.

Gli spagnoli sono simpatici perchè sono come noi.

...continua...

...ne sono certo...


scritto da: Valedio alle ore giugno 12, 2008 00:04 | link | commenti (1)
categorie: politica, calcio, , luoghi comuni, tv
mercoledì, 04 giugno 2008

Pino e il suo pallone - Epilogo

Una lampada che emana una luce arancioneggiante sta sul tetto della casa, sporgendosi un po’, illuminando qualcosa. La ghiaia è ferma li. Bianca. Come il latte. Come un’orchidea. Come la ghiaia. La ghiaia è ferma li dal tempo, anche se i sassolini che la compongono si muovono, di qua e di la, li calpestano, li lanciano, li scalciano, ma fanno sempre parte di quel gruppo di cose a cui è stato dato il nome di ghiaia.
La casa è gialla. O lo era tanti anni fa. Ora l’intonaco ha fatto ciao ciao e un po’ alla volta si è suicidato gettandosi nel vuoto. Riposi in pace. Al momento restano mura grigie e grezze, di quelle che se ci strusci il dorso della mano ti porta via la pelle.
Le finestre sono buie. O meglio, lo sono le stanze di cui esse fanno parte. Non si può illuminare una finestra a se stante.
Nessun rumore proviene da dentro.

La casa è abbandonata.

Da tanto tempo.
Quanto?
Chissà.

Probabilmente da mille anni.

O qualche anno di più.

Eppure, questa storia di palloni, di bambini, di pazzie e di cani parlanti, viene da li dentro. Da qualcosa che li dentro sta da una vita - se esiste una vita da usare per quantificare il tempo – un qualcosa fatto di immaterialità e ossa, di sporcizia sui gomiti e capelli sporchi. Qualcosa che vive grazie all’alcool e grazie all’alcool è ancora ancorato ad una vita che ormai non avrebbe senso, nella sua entità di vita. Ma senso ce l’ha, li, in quella casa abbandonata da mille anni, abbandonata da tutti tranne che da un cervello che ricorda vite, e le mischia ad altri ricordi e alla sua fantasia. E’ da li che viene questa storia, dal cervello di un vecchio, senza più un nome (e quindi senza più una vita), che un tempo era stato una persona, e in un tempo ancora precedente era stato un ragazzo, e in un tempo ancora precedente era stato un ragazzino. Che giocava con un pallone arancione.


scritto da: Valedio alle ore giugno 04, 2008 18:10 | link | commenti (2)
categorie: racconti, arte, pino e il suo pallone