Assolato pomeriggio. Freddo e assolato. Due mani in tasca camminano. Attaccato a loro un corpo intero. Anche una testa, seppur nascosta in un cappuccio di lana. Bianco. Sotto anche due piedi. Avanti uno, avanti l'altro. Mai tutti e due insieme. Scarpe marroni intorno ai piedi. Sopra i piedi, andando verso l'alto, due gambe, complete di ginocchia, femori, quadricipiti, etc. Poi un bacino, con relativo pene, coperto da un paio di pantaloni neri (gli stessi che coprivano anche le gambe). Una pancia, una schiena, delle braccia, coperti tutti da uno strato camicioso, da uno giaccoso e da uno cappottoso. Poi un collo. Infine una testa, come detto. Sotto un cappuccio di lana, come detto. Insomma, un uomo intero che cammina con le mani in tasca. Un uomo intero che cammina con le mani in tasca verso chissà cosa. Già, verso cosa? Un uomo che cammina non può non avere una direzione. E' uno stress continuo dover pensare alla direzione da seguire mentre si cammina. Perchè si dice che se uno non ha direzione è inutile che cammini. Anche chi passeggia sa dove, come e quanto deve passeggiare. E invece quell'uomo non ce l'aveva una direzione. Pochi uomini possono farlo. Pochi sfortunati uomini camminano verso niente. Lui era uno di quei pochi sfortunati uomini. Si chiamava Carlo.
E l'avventura dei suoi piedi era iniziata mezz'ora prima, da casa sua. Ma era davvero sua? Ora che ci pensava forse non lo era mai stata. Una casa è tua quando la compri, si dice. Ma non è vero. A volte, se dentro quella casa ci vive una famiglia, quella diventa casa di tutta la famiglia. E quando arriva un estraneo lui lo sa che quella è casa di ogni componente di quella famiglia. Solo che bisogna far parte di quella famiglia per far parte di quella casa. E Carlo (ci pensava in quel momento) non ne aveva mai fatto parte.
I piedi di Carlo, un'ora prima, erano infilati sotto la sua scrivania. Quella si, sua, dal momento che sopra c'era poggiato il suo computer, quello su cui lui e solo lui scriveva. Cosa? Non fu mai dato saperlo. La cosa importante, ora, è la scrivania e i piedi di Carlo: entrambi veramente suoi. Carlo e i suoi piedi erano nella casa non loro ma alla loro scrivania davanti al loro computer. E scriveva. Solo Carlo, senza piedi. Da giorni, ormai, scriveva in preda a sempre più frequenti raptus. Passava ore a ticchettare, a ditare contro la tastiera (sulla quale sono, appunto, i tasti) sperando che questa comunicasse allo schermo davanti a se, tramite sofisticato passaggio attraverso il cervello elettronico, quello che il cervello umano carliero stava elaborando. E, pensate un po', quell'aggeggio tastiero lo faceva! Faceva tutto quello che voleva lui. E lui, in quel momento, voleva continuare a dire qualcosa. Lo faceva da giorni. Seguiva le sue emozioni, i sentimenti sparavano a mille verso la punta delle dita, ma forte forte, e giù a battere sui tastini diseganti, ogni tanto una lettera, via a sbattere su quello schermo tutto ciò che Carlo voleva fosse ricordato, attraversato da un brivido caldo, come i Matia Bazaar, e...
...una voce.
...ruppe tutto.
...pensieri, sentimenti, dita.
...tutto.
...la voce diceva: "
..."
...qualcosa, diceva.
...qualcosa che aveva a che fare con del pane.
...e del latte.
...ed un parrucchiere.
...voce femminea.
...voce insensibile.
...voce cattivamente cattiva.
...aveva distrutto tutto, magia, scorrere, momento.
...tutto.
...tutto.
...dove sono rimasto?
...cosa stavo scrivendo, cristo?
...era importante.
...era una cosa che doveva restare e non resterà.
...ora non c'è più.
...non ci sarà più.
...non ci sarà più.
...non ci sarà più...
. Più.
Quel corpo intitolato Carlo continuava a costringere un piede e poi l'altro a mettersi avanti, a turno, prima uno poi l'altro, mai insieme. Chissa perchè. Quel corpo intitolato Carlo sentiva un dolore acuto. Ad una mano. La destra. Sulle nocche, precisamente. Nocche che avevano urtato una cosa che sembra morbida ma che in realtà morbida non è. L'avevano urtata tre, quattro volte, finchè non diventò poi veramente morbida. Poi pensarono, quelle nocche, poi la mano, poi il polso, poi l'avanbraccio, poi il braccio, poi la spalla, poi il collo, poi l'orecchio, poi il cervello.
...che avete fatto, nocche?
...abbiamo colpito una cosa dura che smbrava morbida.
...e cos'era?
...una faccia. Un viso.
...di chi?
...di una donna che viveva nella casa con te.
...perchè?
...perchè i pensieri non tornano. E lei li a fatti fuggire.
...e ora?
E ora?
Il TG della sera: "...ato ristrovato il corpo senza vita di una donna di 40 anni. Aveva il cranio distrutto, forse da ripetuti colpi con un corpo contund..."
Piede avanti, piede avanti. Prima uno poi l'altro, mai tutti e due insieme. Perchè? Carlo ci prova. Ma davanti a se nulla. Solo aria sul viso. Poi un rumore sordo. Senza dolore. Sapore d'asfalto sul viso. E il corpo che metteva avanti prima un piede poi l'altro ora non aveva più logica, cumulo informe di ossa e sangue. Sull'asfalto. Ciao Carlo. I pensieri non tornano.
Ora, che la scuola italiana facesse cagare gli stitici più convinti era già un fatto risaputo. Ma proiettare un film di Moccia e difenderlo va oltre ogni confetto Falqui.
Se questo fosse un diario sarebbe molto più facile da scrivere. Basterebbe annotare quello che mi succede durante il giorno. Ma credo siano altamente cazzi miei.
Di dominio pubblico sono invece i fatti che accadono al mondo. Esempio: in Australia un pitone è stato operato per asportarlgi dallo stomaco ben 4 palline da golf. Le aveva ingoiate scambiandole per uova di gallina. Ora, finchè sbagli e ne ingoi una ci siamo. Ma vorrai renderti conto che non sa di niente? E' sciapa, è come mangiare un felafel a San Lorenzo (il quartiere di Roma, non il 10 agosto).
I veterinari che l'hanno operato si sono detti soddisfatti di averlo salvato. Ma perchè? La legge della natura dice che se uno è così coglione da ingoiare 4 palline da golf scambiandole per uova di gallina DEVE morire perchè è stupido. Come dovrebbe essere anche per gli esseri umani. Bisogna conservare la specie, far si che non tutti abbiano la possibilità di riprodursi, così resteremo forti. Invece no: gente che si butta da balconi, gente che manda giù del veleno, gente che conduce "La ruota della fortuna", tutti, manteniamo in vita tutti.
Al diavolo voi e la vostra specie. Io mi associo alla categoria degli ovini, almeno quando morirò potrò essere usato per uno scopo nobile e nessuno spenderà 10.000 euro per farmi un funerale (lo scopo nobile? Salsicce di uomo!).
10.000 euro per un funerale. 10.000 euro per uno che non ha più capacità psicomotorie: più o meno la cifra giornaliera che spendeva Cecchi Gori per mantenere Valeria Marini. E con gli stessi risultati.
Passando ad altro, è stato scoperto il primo pianeta neonato. Misura 9 volte la grandezza di giove. La "mamma", una stella della grandezza del sole, dovrà fare ginnastica per millenni.
In realtà immagino cosa possa significare far nascere una cosa di quella dimensione. E lo immagina anche la mamma di Maurizio Costanzo.
Quando il pianeta morirà per la sua cerimonia funebre verrà utilizzata la stessa bara usata per contenere Luciano Pavarotti.
E per finire, ancora violenza in Kenia, circa 350 i morti contati finora. E i feriti stanno molto peggio: saranno curati a Vibo Valentia.
Non sono come voi. Per fortuna. Vostra.