L'ignorante

   Non sono come voi. Per fortuna. Vostra.


sabato, 17 maggio 2008
 

Pino e il suo pallone - parte 6

Spinello (il cane)

 

“…insomma, succede che ero li che corteggiavo una bella setterina, quando vedo un pallone arancione muoversi. Beh, quando vedo un pallone che si muove io devo corrergli dietro, cercare di morderlo, saltarci sopra. Che devo farci? I palloni sono la mia passione. Dunque, dicevo? Ah, insomma, lascio la setterina, che nemmeno era in calore, e vado per correre verso la palla. Quando arrivo li vedo una scena tremenda: dei pezzi di cocomero che volavano dal terzo piano e un bambino che prova a schivarli. Io, devo dire il vero, non l’avevo mai vista una scena così. Allora mi fermai a guardare. Era divertente. Solo che ad un certo punto una delle bombe verdi ha colpito il bambino proprio sulla tempia. Lui è caduto in terra e intorno alla sua testa si è allargata una pozzanghera di sangue. Pensavo fosse morto. Ho avuto paura, così mi è venuto un forte stimolo di urinare. Ovviamente mi sono messo in un angolo, non potevo mica farla al centro del cortile. Mentre sto li che mi svuoto, una donna si affaccia da una finestra proprio di fronte al balcone da cui piovevano le bucce: mi sentii osservato e non riuscii più a farmela uscire. Giusto il tempo di pensarci che vidi quella stessa donna che mi aveva bloccato la pisciata correre per il cortile. Ebbi l’istinto di rincorrerla per azzannarle le ciabatte ma capii la situazione e mi trattenei. Poi ancora un secondo e, proprio mentre mi leccavo le palle, vidi piovere giù ancora qualcosa da quel balcone. Solo che stavolta era una persona. Strano, pensai, in Inghilterra gli esseri umani, quando piove tanto, usano dire che ‘Piovono cani e gatti’ e io che sono un cane ho visto piovere esseri umani AHAHAH! (risata grassa, da gentleman). Comunque, qualche minuto dopo arrivarono ambulanze, volanti e curiosi. Portarono via i corpi e tutti si dileguarono. Rimasi li a chiedermi il perchè di tutto quello. Perchè si sente il bisogno di arredare ogni luogo con delle pozzanghere di sangue e dell’immondizia?”

postato da Valedio | maggio 17, 2008 01:35 | commenti


martedì, 13 maggio 2008
 

Pino e il suo pallone - parte 5

Bruna

 

DIO: Il prossimo!

BRUNA: Sono io?

DIO: Immagino di si. Come si dichiara?
BRUNA: Riguardo cosa?
DIO: Riguardo la sua vita.

BRUNA: Mh…sfortunata?
DIO: Signora Bruna Cartelli, lei si dichiara sfortunata perché?

BRUNA: Perché la vita mi ha portato alla pazzia. E la pazzia mi ha portato ad uccidere un bambino.

DIO: Il bambino non è morto, è solo in coma. Dunque lei si ritiene sfortunata perché “la vita” le ha portato la pazzia”. Non crede che la pazzia gliel’abbiano portata quei quintali di droghe che ha assunto durante la sua “vita”?

BRUNA: Beh, ma anche le droghe me le ha portate la vita. Vede, signore, io sono nata molto povera. Mio padre era un ladro e mia madre una puttana. Mio fratello faceva truffe per vivere. Ogni sera, da bambina, tornavo a casa e trovavo mia madre in lacrime, gli occhi neri ed un rigolo di sangue al bordo della bocca. Mio padre ubriaco che cantava “Pupo biondo” al frigorifero e mio fratello che usciva dalla sua camera con sottobraccio una minorenne appena stuprata. Me ne andai di casa e decisi di sposarmi. Ma mio marito diventò un tossicodipendente e cominciò a rubarmi i soldi che guadagnavo facendo la donna delle pulizie nelle stazioni. Un giorno morì di overdose, lasciandomi sola e incinta. Quando mio figlio nacque aveva sei dita ad un piede. Allora cominciai a bere, perché non potevo accettare di avere un figlio con 21 dita. Dall’alcool passai al fumo, dal fumo alle droghe leggere, dalle droghe leggere a quelle pesanti, da quelle pesanti all’acquaragia. E il cervello si spappolò. Ogni giorno i bambini giocavano a pallone sotto il mio cortile ed io ero convinta che mio marito fosse ancora vivo e riposasse nella sua camera, malato. Quindi mi affacciavo e urlavo contro di loro. Poi prendevo delle cose e gliele lanciavo. Qualunque cosa: dei barattoli di nutella, dei vasi di fiori, un divano, un cane. Finché mi trovai a lanciare delle bucce di cocomero. Ed ebbi una gran mira, ero in ottima forma, tanto che colsi un bambino in piena tempia. Nemmeno il tempo di rendermi conto che udii la porta cadere a terra e mi ritrovai a volare come non avevo fatto neanche con le migliori droghe colombiane. E poi eccomi qui. Tutto sommato posso ritenermi sfortunata.

DIO: Signora Bruna, lei deve capire che la sfortuna non esiste e non è mai esistita. Serve solo a soggiogare le persone ignoranti come lei. Voi che credete di essere cattolici non capite che vi hanno sempre preso in giro, facendovi credere che quello che fate lo fate perché IO voglio che lo facciate. Ma io sono solo uno spettatore. Ok, di tanto in tanto mi materializzo sotto forma di una bella ragazza, o di un bravo attore, o di un ottimo musicista. Ma è solo un gioco. Il resto lo fate voi. Se suo padre era un ladro alcolizzato, sua madre una puttana, suo fratello un truffatore, suo marito un tossicodipendente la colpa era solo la loro. Ma lei era convinta che IO le avessi mandato quelle disgrazie perché le volevo male e che, una volta arrivata qui, si sarebbe potuta giustificare prendendosela con me. E’ vero?

BRUNA: si…

DIO:  Bene, detto ciò, lei è una deficiente.

BRUNA: Quindi andrò all’inferno?

DIO: No. La vita finisce dove finisce. Si prepari ad annoiarsi per il resto dell’eternità.



mercoledì, 07 maggio 2008
 

Pino e il suo pallone - parte 4

Carla

  

Un pomeriggio d’estate. Una delle estati più calde degli ultimi 700 anni, diceva la tv (come ogni estate) che era accesa a farle compagnia mentre lei lavava i piatti. In sottofondo la sigla di “Sentieri” (…this is the time to remember…). Un pomeriggio d’estate qualunque. Il programma della giornata di Carla era il seguente:

1.      “spicciare” la camera da letto.

2.      “spicciare” la camera di Pinuccio.

3.      fare la “saponata” in salone.

4.      fare i piatti.

5.       guardare, nell’ordine: Sentieri, Beautiful e un’altra soap brasiliana.

6.      preparare la cena per Giulio e Pino. E forse Alberto e sua moglie Ester.

Era arrivata al punto 4 in perfetto orario e stava asciugando l’ultimo piatto proprio sulle ultime note della sigla di Sentieri (…this is the time to remember…).

   
Decise di aggiungere un altro punto nella lista. A sorpresa:

4b. controllare Pinuccio che gioca a pallone dalla finestra che da sul cortile.

    

Si affacciò. E vide una scena che nessuna madre vorrebbe mai vedere.

                 E vide una scena che qualunque giornalista scandalistico vorrebbe vedere.

C’era un bambino in terra. Un pallone che aveva appena smesso di rotolare. Una pozzanghera rossa vicino alla testa del bambino. Una signora, affacciata ad un balcone al terzo piano, con una buccia di cocomero in mano. E un cane che pisciava in un angolo.

Il bambino era Pino, il pallone era arancione, la pozzanghera era sangue, la signora era Bruna, la buccia di cocomero era fresca, il cane era “Spinello”.

    
Fu un attimo. Le scale 4 a 4, una corsa velocissima, ma forse anche di più, un portone abbattuto a spallate, le scale 4 a 4, una porta abbattuta a spallate, una donna bionda presa per il collo e lanciata dal balcone…

Puf. Come Willye il coyote.

 

Si affacciò. E vide una scena che nessuna madre vorrebbe mai vedere.

                 E vide una scena che qualunque giornalista scandalistico vorrebbe vedere.

C’era un bambino in terra. Un pallone che aveva smesso di rotolare ormai da un paio di minuti. Due pozzanghere rosse, una vicino la testa del bambino, una intorno al corpo di una signora bionda. Nessuna donna affacciata. Un cane che si leccava le palle.

 

La seconda corsa di Carla fu quella per soccorrere Pinuccio. Urlò con tutte le sue forze, come si vede fare nei film. Una vecchina si affacciò, vide cos’era successo, e chiamò il 113. Qualche minuto dopo arrivarono 2 autoambulanze, 2 volanti della polizia, 150 abitanti del quartiere. Pinuccio salì su un’ambulanza, sdraiato su un lettino. Bruna salì su un’altra ambulanza, chiusa in un sacco nero. Carla salì su una volante, con delle manette ai polsi. Spinello rimase li, a chiedersi perché ci fossero così tante bucce di cocomero e due pozzanghere rosse in terra.



venerdì, 02 maggio 2008
 

Pino e il suo pallone - Parte 3

SEGUE

Quando la luce si riaccese nella testa di Pino, si trovava ovviamente in ospedale. Ma lui non lo sapeva. Provò ad alzarsi ma gli risultò difficile. Come se non avesse la forza per farlo. Provò a muovere le braccia ma trovò che erano molto più pesanti del solito. Non riusciva a fare niente. Era solo riuscito ad aprire gli occhi. Piano piano iniziò a sentire delle cose. Qualcosa ad un braccio, proprio nella giuntura. Poi qualcosa nel naso e in gola. Anche il peso di qualcosa sul corpo intero, ma quello, lo comprese subito, era un lenzuolo. Che gli era successo? Diventò di nuovo tutto buio.

 

Pino si risvegliò dopo una settimana di piccolo coma. La buccia del cocomero che non riuscì a schivare era particolarmente fresca e lo colpi in piena tempia, facendolo pure sanguinare. Pinuccio cadde giù come un mucchio di vestiti senza nessuno dentro. Quando aprì definitivamente gli occhi vide attorno a se nient’altro che molta gente. Si rese conto dopo qualche secondo che qualcosa era successo e che si trovava in ospedale. Nella stanza in cui era adagiato nel letto c’erano, nell’ordine: il padre Giulio, la nonna Adelina, un medico, un’infermiera, un poliziotto e un meccanico. Il meccanico era lo zio Alberto. Che era successo? E perché c’era un poliziotto?

CONTINUA



martedì, 29 aprile 2008
 

Pino e il suo pallone - Parte 2

SEGUE

Pino e il suo pallone giocavano da soli. Pino col suo pallone. Il pallone col suo Pino. Pino si divertiva da matti nel dare calci alla sfera di gomma, cosicché essa potesse sbattere violentemente contro il muro e poi tornare. La difficoltà del tutto stava nel fare in modo che la palla, dopo aver toccato il muro, tornasse esattamente dove era lui. Gli riusciva spesso.
Il muro contro cui la palla sbatteva e sbatteva e sbatteva e sbatteva era esattamente il muro dove, tre piani più su, stava la camera da letto della signora Bruna. La signora Bruna era una sessantenne bionda (a volte il caso. Bruna è bionda. Ma tinta.) che, si diceva, avesse perso completamente il senno dopo aver ingerito in una notte una quantità di alcool pari alla media di una settimana di pub di uno scozzese lasciato dalla moglie. In realtà, da buona figlia degli anni 70, aveva fatto uso di ogni tipo di stupefacenti. Venne perfino sorpresa, un di’, a fumare una canna di tabacco, cipria e ammoniaca.

La palla sbatteva, il muro tremava, Bruna si caricava. Sbatteva, tremava, caricava. Sbatteva, tremava, caricava. Sbatteva tremava caricava. Sbattevatremavacaricava e… Bum! esplose Bruna. La scena era la seguente, sempre: il bambino giocava col pallone, Bruna si affacciava al balcone che si trovava al terzo piano e dava esattamente sul cortile, impugnava qualsiasi cosa le capitasse a tiro e la scaraventava contro il giocatore e il suo pallone. Quel giorno afferrò gli avanzi del cocomero (era estate. Un’estate particolarmente calda. Come ogni estate) e, buccia per buccia, iniziò a scagliarle contro Pino. Il bimbo e il pallone schivavano alla grande i proiettili verdi che arrivavano da un’altezza di 10 metri circa ad una velocità inferiore solo a quella dell’incudine dei cartoni animati. Schiva, salta, respingi e poi...buio.

CONTINUA



lunedì, 28 aprile 2008
 

Pino e il suo pallone - Parte 1

Una lampada che emanava una luce arancioneggiante stava sul tetto della casa, sporgendosi un po’, illuminando qualcosa. La ghiaia stava ferma li. Bianca. Come il latte. Come un’orchidea. Come la ghiaia. La ghiaia stava ferma li dal tempo, anche se i sassolini che la compongono si muovono, di qua e di la, li calpestano, li lanciano, li scalciano, ma fanno sempre parte di quel gruppo di cose a cui è stato dato il nome di ghiaia.
La casa era gialla. Lo era tanti anni fa. Ora l’intonaco aveva fatto ciao ciao e un po’ alla volta si era suicidato gettandosi nel vuoto. Riposi in pace. Al momento restavano mura grigie e grezze, di quelle che se ci strusci il dorso della mano ti porta via la pelle.
Le finestre erano buie. O meglio, lo erano le stanze di cui esse facevano parte. Non si può illuminare una finestra a se stante.
Nessun rumore proveniva da dentro.

La casa era abbandonata.

Da tanto tempo?
Quanto?
Chissà.

CONTINUA



martedì, 22 aprile 2008
 

Racconto a puntate

Avevo l'idea di pubblicare qui un racconto a puntate strutturato in modo particolare. Però non lo so. Boh... Che ne dite? Sempre che qualcuno ancora legga questo posto...


martedì, 15 aprile 2008
 

Ecco fatto

Quello che speravo non accadesse è accaduto. Ma c'era da aspettarselo. Questo è un paese che ha votato DC per ventanni perchè "è vero che mangiano, ma fanno mangiare anche noi", e ora quegli stessi che votarono Craxi non si rendono conto che stiamo così a causa loro. Adesso sento gli stessi discorsi che facevano gli elettori allora, fatti da ricchi, liberi professionisti, artigiani e "presunti benestanti" (per intenderci, quelli che hanno tv al plasma, SUV, casa al mare e che pagheranno rate da qui alla morte dei nipotini). Tutti questi non si rendono conto che fra vent'anni staremo peggio di come stiamo ora. Per questo io credo sarebbe stato molto meglio se fosse salito Veltroni perchè lui non è Prodi, ne Bertinotti, ne Rutelli. E' un uomo di sinistra nel vero senso della parola, senso che si è perduto da molti anni, ormai. E' un uomo di cultura, veramente, e un paese allo sbando come questo può essere rifondato solo con la cultura. Veltroni in questo senso ha lavorato alla grande, a Roma. Ma veramente alla grande. E, in verità, ha lavorato alla grande anche in queste elezioni perchè, diciamoci la verità, avere il risultato che ha avuto dopo lo scellerato governo Prodi, di cui ha impropriamente raccolto l'eredità, nella mente degli elettori, è stato un risultato eccezionale. E chi sosteneva che il nano malefico e Veltroni avevano gli stessi programmi lo ha detto perchè hanno fatto lo stesso tipo di campagna elettorale, più come forma che come contenuto. Come linguaggio. Perchè finalmente qualcuno, a sinistra, ha capito che questo popolo di idioti catodici va rincoglionito con parole televisive ad effetto, come ha sempre fatto Berlusconi. Ora, spero che chi ha votato PDL sia contento del fatto che il paese sarà in mano alla Lega (perchè 9 punti percentuali fanno si che la lega abbia in mano il governo). In quanto a me e a tutti i cinematografari, i letteraturari, i teatrari, i musicari e i culturari d'Italia, iniziamo a stringere la cinghia e a buttare giù porte a spallate. Ma a non comprometterci MAI con la televisione che governa questo paese.

p.s. c'è un'iniziativa veramente, veramente bella. Si chiama Squadramia e il sito è www.squadramia.it . Non sto qui a spiegarvi, so solo che se siete appassionati di calcio andateci, iscrivetevi, votate Fiumicino e diffondete. Li troverete tutte le spiegazioni. Io ho già aderito e sono molto attivo. E' un progetto serio.

p.p.s. a tutti i blogger preoccupati: perchè non formare un bel gruppo che possa vere un discreto peso politico per evitare che questa realtà venga distrutta, previsione non del tutto fantasiosa? Magari appoggiandoci ai Radicali che sono molto sensibili su questi temi. Boh, la butto li...



giovedì, 10 aprile 2008
 

Il Sig. Philips e il baccalĂ 

"Ehy, tu!"
"Ce l'ha con me?"
"E con chi, sennò? Sei tu che stai leccando i miei filetti di baccalà!"
"Si, mi dica."
"Smettila di leccare i miei filetti di baccalà!"
"E perchè dovrei?"
"Perchè altrimenti te li faccio ingoiare uno ad uno."
"Con la pastella?"
"No, con la bocca."
"..."
"..."
"Bene, dunque lei mi vorrebbe allontanare dai suoi stoccafissi con velate minacce in cui specifica che, in caso contrario, me li farebbe gustare gratis?"
"Cazzo, è vero. Non ci avevo pensato a questo. Allora mettiamola così, se non la smetti te li metterò su per il culo uno ad uno."
"Caspita, oggi è la mia giornata fortunata!"

Un tonfo sordo sottolineò il momento in cui quattro nocche grosse come pesche si infransero contro lo sigomo del Signor Philips che, steso in terra, in una pozza di sangue, gorgogliò:
"...ho del popper nel taschino"...



sabato, 05 aprile 2008
 

Di "merda in tv" e di deficenti

Ecco perchè l'Italia è un paese stupido: di "merda in tv" (come la chiamo io amorevolmente, invece di "tv spazzatura"...) ce n'è a badilate. Ora ditemi voi: quante delle persone che conoscete parlano male delle trasmissioni di Costanzo o della Ventura? Quanti elencano le proprieta distruttive dei reality o sbeffeggiano l'utilità delle trasmissioni pomeridiane? Ve lo dico io, almeno il 95% (se siete persone normali. Se la percentuale si abbassa sotto il 93% è il caso che chiudiate questa pagina e accendiate la tv: c'è X-Factor). Però, se parlate con queste persone, loro vi sapranno dire TUTTO di quelle trasmissioni: nomi, storie, musiche, regole. Tutto. Sanno imitare i personaggi, canticchiano i ritornelli degli stacchetti. Oh, certo, lo fanno per prenderli in giro. Ma intanto li guardano, capite! Li guardano! E' questo il problema dell'Italia. Quella tv lì fa diventare stupidi anche se la si vede convinti che si stia vedendo una cosa orrenda! E' come l'eroina, seppure tu ti infili l'ago nella vena ben sapendo che è una cazzata, quando ti passerà l'effetto dovrai farlo ancora e le sue leggere controindicazioni si ripercuoteranno ugualmente su di te.

Capite cosa dico? Quindi vi dico: chiunque di voi, anche solo perchè non ha niente da fare, guarda quelle cose nel modo che ho sopra descritto, eviti d'ora in poi di entrare in questo blog e, possibilmente, di rivolgermi la parola. Questa mia scelta è l'unico modo per non far dilagare ancora di più questo veleno rovesciato sugli idioti.

P.s. e questo vale anche per la politica, ovviamente.